Buone nuove per gli appassionati di auto e moto d'epoca. La settimana scorsa, infatti, il Consiglio dei ministri ha approvato un importante ordine del giorno a firma del deputato del Pdl, Enrico Pianetta. L'iniziativa del deputato del Pdl ha trovato una disponibilità "trasversale" di altri deputati e senatori che guardano con occhio positivo all'impegno dei collezionisti.

Si tratta in sostanza di introdurre una norma precisa che eviti quanto sino ad oggi accaduto, ovvero l'inserimento da parte dell'Agenzia delle Entrate dei veicoli storici e d'interesse collezionistico nel conteggio che porta al reddito presunto e che si attiva qualora gli uffici constatino una differenza tra quanto dichiarato e quanto presunto superiore al 20%.

L'ordine del giorno, che tiene conto di come il patrimonio tecnico e culturale rappresentato dai veicoli storici conservati, custoditi, controllati e usati per la loro specifica funzione va considerato un bene che lo Stato deve salvaguardare, promuovendone lo sviluppo a favore delle future generazioni.

L'inserimento dei veicoli storici nell'applicazione del Redditometro è indotto dalla norma del D.L. 78 (convertito in legge 122/2010) che prevede il principio della determinazione sintetica del reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualunque genere sostenute nel corso del periodo d'imposta. Per i mezzi storici l'Agenzia delle Entrate spesso non tiene conto, nello stabilire la capacità contributiva del cittadino, che non si tratta di veicoli ordinari ma di «veicoli atipici». Ne deriva che i costi parametrati per cavalli per le normali vetture non sono allineabili ai redditi dei possessori di mezzi storici.

Durante il convegno organizzato a novembre dall'Asi a Roma, in materia di mezzi storici e fiscalità, Gianni Marongiu, ordinario di diritto tributario dell'Università di Genova ha affermato che nella stesura della tabella dei beni da redditometro "il legislatore ha inteso riferirsi ad autoveicoli che siano in grado di soddisfare le differenziate esigenze della vita di affari, ma non un mero gusto collezionistico". L'auto storica "non è per chi la possiede, un abituale mezzo di trasporto".

Sulla base di queste ragionate osservazioni sembra si possa concludere che l'auto storica di per sé non sia un bene rilevante ai fini del redditometro.