L'obiettivo del governo è quello di ridurre i prezzi, a vantaggio dei consumatori. Ma secondo l'Ania (Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici), le misure sulla RC auto previste nel decreto sviluppo rischiano al contrario di fare alzare le tariffe: l'associazione ha presentato le sue critiche al decreto in una audizione alla Commissione Industria del Senato.

Il presidente Ania Aldo Minucci, ha contestato in particolare l'articolo 22, che si prefigge di far diminuire i costi per gli automobilisti favorendo una maggior concorrenza nel settore: "se l'obiettivo è giusto, sono però sbagliati gli strumenti, o almeno alcuni di essi".

Pur apprezzando alcuni dei punti proposti dall'esecutivo (durata annuale dei contratti RC auto, divieto di tacito rinnovo, creazione di aree specifiche di consultazione sui siti Internet delle imprese, armonizzazione della disciplina sugli standard di formazione degli intermediari), l'Ania ne critica duramente altri. Vediamo perché.

Un contratto base, uguale per tutti

A non convincere, prima di tutto, è l'imposizione di un contratto base con clausole comuni che le imprese saranno obbligate ad offrire al consumatore (anche se, ovviamente, saranno libere di determinare il prezzo della polizza). "Si rischia - ha affermato Minucci secondo quanto riportato dall'Ansa - di violare l'autonomia, in materia di offerta contrattuale, sancita per le imprese di assicurazione dai principi comunitari. È come se si imponesse a tutte le case automobilistiche di produrre una vettura base di cilindrata prefissata e con le stesse caratteristiche".

Collaborazione tra intermediari

Criticata inoltre la norma che prevede la collaborazione tra intermediari (agenti, broker, banche, SIM, istituti finanziari e Poste italiane): Minucci giudica "sorprendente e contrario alla logica di un mercato libero e concorrenziale che un'impresa debba accettare per imposizione di legge che un proprio agente le faccia concorrenza, segnalando la possibilità di concludere un contratto con un altro competitore''.

Piattaforma comune

Ultimo punto contestato, la prevista creazione di uno standard di piattaforma comune su internet per la gestione e la conclusione dei contratti assicurativi: secondo l'Ania, esso potrebbe comportare investimenti ''ingentissimi'' con costi che ''verrebbero ribaltati sui prezzi delle polizze''.