Si è molto discusso, in questi mesi, della possibilità di introduzione della tariffa unica Rc Auto, vale a dire degli stessi costi di polizza per il Nord e il Sud del Paese. Come si sa, oggi, l'Italia risulta spaccata pressochè in due: la stessa tipologia di contraente può arrivare a pagare più del doppio di assicurazione auto, se residente a Napoli piuttosto che a Torino. Il Governo Monti aveva introdotto nel Decreto Liberalizzazioni la normativa di parificazione, ma ora si prospetta una clamorosa marcia indietro. E' stata, infatti, resa nota l'interpretazione dello stesso decreto, da parte del Ministero dello Svuluppo Economico. Ma andiamo a capire in che modo si articola, quella che è stata recepita da molti come una genoflessione governativa nei confronti delle compagnie.

L'articolo 32 del decreto è interessante quanto ambiguo: "Per le classi di massimo sconto, a parità di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte". Innanzitutto si nota che, quando si citano le "condizioni oggettive", di fatto, si fornisce alle compagnie assicurative la scappatoia legale per poter offrire premi differenti a seconda di alcuni paramenti quali, per esempio, le condizioni di rischio variabili per territorio. Questo equivarrebbe a confermare l'attuale discrepanza di costo tra le Regioni.

Inoltre, il Ministero dello Sviluppo Economico, su quest'argomento ha tenuto a precisare che prevedere anche solo per gli assicurati che beneficiano della classe di merito Bonus/Malus più alta , l'obbligo per le compagnie di fornire polizze assicurative identiche su tutto il territorio nazionale, senza utilizzare il parametro della territorialità nell'analisi del rischio, andrebbe a contrastare fortemente il principio di "libertà tariffaria", contenuto nella normativa comunitaria.

In particolare, secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, attuare la norma di parificazione comporterebbe una "redistribuzione di oneri secondo un malinteso criterio mutualistico che, derogando in modo radicale all'ordinario legame fra condizioni oggettive e soggettive di rischio e misure tariffarie, determini un livellamento nazionale delle tariffe a beneficio degli assicurati di alcuni territori, ma a danno degli assicurati di altri territori e/o con una amplificazione abnorme degli effetti di peggioramento tariffario per gli assicurati delle classi di minore sconto anche dello stesso territorio oggetto di tale beneficio. Tale eventualità, anche a prescindere dagli effetti dannosi di incertezza per il mercato e per gli stessi consumatori che deriverebbero da un'interpretazione a evidente rischio di successivo annullamento o disapplicazione, non appare comunque neppure nell'immediato rispondente all'interesse effettivo della generalità dei consumatori".

Il Governo Monti, quindi, ha inserito la retromarcia, rincarando ancora la dose attraverso il comunicato del Ministero: "una ragionevole e legittima interpretazione della norma in oggetto dovrebbe includere nelle differenziazioni tariffarie, possibili anche per le classi di massimo sconto, quelle legate alle oggettive differenze delle condizioni di rischio rilevate nei singoli territori (frequenza dei sinistri, livello dei risarcimenti, ecc.)". Niente offerte di polizze auto uguali per Nord e Sud? La risposta sembra proprio essere affermativa. Lo sconcerto rimane, comunque, alto tra la popolazione anche perché pezzi improtanti del Decreto LIberalizzazioni stanno venendo smontati a colpi di interpretazioni, come è già successo per i conti correnti a costo zero.