Assicurazione auto, niente rimborsi per microlesioni: medici contrari

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Il Sismla ha inviato una lettere al Senato in cui si esprime lo scetticismo dei medici sugli emendamenti contro le speculazioni sulle microlesioni, ritenendoli

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Il no dei medici all'abolizione dei rimborsi per microlesioni nell'assicurazione auto Assicurazione auto. Foto: morguefile.com

Sull’abolizione dei risarcimenti per microlesioni, su cui si sono concentrate molte delle proposte di emendamento riguardo l’assicurazione auto, è intervenuto anche il Sindacato italiano specialisti in medicina legale e delle assicurazioni (Sismla), che in una lettera alla decima commissione Senato ha espresso la sua preoccupazione a riguardo.

Molti senatori, seguendo anche le proposte dell’Ania (l’Associazione delle Assicurazioni), hanno avanzato l’ipotesi di non rendere più rimborsabili le lesioni di lieve entità non riscontrabili attraverso accertamenti clinici e strumentali. Questo dovrebbe portare a una diminuzione degli episodi di frode ai danni delle assicurazioni e quindi a una diminuzione per la collettività del prezzo dell’assicurazione auto.

Molto duri i pareri dei medici legali di Sismla, che sostengono come questi emendamenti non solo non porterebbero ad un abbassamento dei premi, ma anzi aumenterebbero i costi assicurativi. L’obbligatorietà degli accertamenti medici,spesso anche superflui, infatti, porterebbe a un aumento delle visite specialistiche, i cui costi ricadrebbero sul sistema sanitario e sulle imprese assicuratrici stesse. Inoltre, secondo i medici legali, si tratterebbe anche di un provvedimento ingiusto che porterebbe i meno abbienti a pagare i rincari dovuti ai maggiori costi assicurativi e, allo stesso tempo, a vedersi negare i risarcimenti giusti perché non in grado di sostenere le spese di accertamenti specialistici.

Così come presentate, dunque, queste proposte di emendamento non sembrerebbero risolvere il problema delle truffe nel settore dell’assicurazione auto, ma, anzi, creerebbero maggiore “disparità fra ceti sociali, ossia chi può permettersi gli esami e chi no”, come ha sottolineato Stefano Mannacio, presidente del Cupsit (Comitato unitario patrocinatori stragiudiziali italiani, un’associazione senza fini di lucro).

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